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I maruchèin


I maruchèin venivano da un posto che si chiamava “la bassitalia”, e vivevano nelle nostre città in posti dove la gente perbene non voleva più vivere perchè c'era l'umidità sui muri, o non c'era l'ascensore.

'' Io mi ricordo che negli anni ‘70 c'erano dei migranti che si chiamavano “i maruchèin”. I maruchèin venivano da un posto che si chiamava “la bassitalia”, e vivevano nelle nostre città in posti dove la gente perbene non voleva più vivere perchè c'era l'umidità sui muri, o non c'era l'ascensore. Delle volte vivevano anche in dieci o dodici in un appartamento, e facevano dei lavori che la gente perbene non voleva più fare, tipo in edilizia sulle impalcature o nelle fonderie. I maruchèin non si chiamavano così, eravamo noi che li chiamavamo così. o almeno io li sentivo chiamare così nei bar o sull'autobus dai tizi coi baffi e col borsello, o dalle signore eleganti, quando saliva uno di questi lavoratori per dire, portavano la mano alla bocca come per non farsi sentire, e dicevano al vicino “maruchèin”, per dire che era salito uno di quelli lì, e l'altro faceva di sì con la testa, per dire che l'aveva capito anche lui che era un maruchèin. Tra di loro i maruchèin non si chiamavano in nessun modo, perchè venivano da posti diversi e loro probabilmente si vedevano uguali e diversi al tempo stesso, pensavano forse, figurati, di essere gente come noi. In terza elementare quando stavo a Portile il mio migliore amico era un bambino che si chiamava Filippo e che era appena arrivato da Palermo, che era uno dei posti da dove venivano i maruchèin. Io Filippo lo chiamavo Filippo, ma c'erano sempre degli altri bambini che lo chiamavano maruchèin, e mi ricordo che a me dispiaceva. Poi, quando al doposcuola c'era da fare la partita di calcio e c'erano i due capitani che facevano le squadre, che i due capitani erano quelli più togo, e mi ricordo che io e FIlippo restavamo sempre in fondo, ultime scelte, io perchè a giocare al calcio ero proprio lofi, lui perchè era maruchèin.
“Te prendi Fantoni o il maruchèin?”
diceva uno dei due capitani.
“Il maruchèin”, faceva l'altro, perchè a giocare al calcio io ero lofi un bel po’.
Dopo un po’ di anni però è capitato che i figli e le figlie di queste persone perbene che dicevano “maruchèin” ai nuovi arrivati, avevano finito con l'innamorarsi dei figli e delle figlie dei maruchèin, che l'amore è una roba che non sta tanto a guardare per il sottile, e poi si erano anche sposati.
Subito le persone perbene ci erano rimaste male che i loro figli si fossero sposati con i figli dei maruchèin, che magari si trovavano ad avere una nuora che non sapeva neanche fare i tortellini, ma poi era finita che una volta li avevano invitati a cena i consuoceri, e lo sai te che poi le orecchiette non son mica male? E d'estate la gente perbene aveva cominciato ad andare al mare ospiti della famiglia di quei maruchèin con cui si erano imparentati, e tornavano con l'idea che quei posti dei maruchèin eran proprio dei bei posti, e che quei maruchèin lì erano gente davvero ospitale, che se te eri loro ospite eran pronti a tagliarsi anche un braccio se per caso ne avevi bisogno. E certe mangiate di pesce! Così si erano ritrovati con dei nipoti che erano un po’ di sangue maruchèin, ma a quel punto non se la sentivano prorpio più di chiamarli maruchèin, piuttosto si sarebbero cavati un occhio per quei bambini lì, che non c'è una cosa più bella di avere dei nipoti da viziare.
E’ finita allora che dopo un po’ gli anni '70 non c'erano più, e non c'erano neanche più i maruchèin, che ormai erano persone come noi, proprio uguali eh! Bravissime persone alla fine se li conosci sti maruchèin!
Poi ha cominciato ad arrivare della gente dall'Africa, e nei bar e sugli autobus la gente li chiamava “Talebani”…”

autore: Anna D'Amico


Info: https://www.facebook.com/anna.damico.92/posts/10209718231550789




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