foto del racconto

Eroi si diventa


Mentre in Europa la guerra mieteva vittime, la Polonia veniva occupata, la Russia reagiva e le forze tedesche dimostravano grande efficienza e ottima preparazione militare dei suoi generali, in Italia la guerra sembrava ancora lontana, per non parlare dei piccoli centri e paesi, dove si viveva la vita di tutti i giorni; oltretutto, le informazioni erano relative, non c'erano i mezzi di oggi e pochi, nei paesi utilizzavano la stampa; sì, si parlava di guerra , ma questa sembrava tanto lontana da non poter interessare il nostro territorio.

Il 10 giugno del 1940, però, siccome l'Italia era alleata della Germania, Mussolini, temendo che la guerra potesse terminare in men che non si dica, pensò bene che, nel sedersi al tavolo dei vincitori, bisognava dimostrare di aver partecipato ad azioni belliche, per cui, con un discorso ampolloso e populista, dichiarò guerra alla Francia ed all'Inghilterra.
Fu quello un momento bruttissimo per tante famiglie che videro partire i loro cari per una guerra di cui non riuscivano a capirne le ragioni. Ad Isernia tanti giovani furono precettati, molti di questi, se non quasi la totalità, non sono più ritornati. La maggior parte fu mandata in Russia dove quasi tutti, circa una migliaia, morirono non tanto nei combattimenti quanto per il freddo terribile a cui non erano abituati e per il quale non erano protetti. Addirittura l'azienda italiana che ebbe l'appalto per la fornitura degli anfibi, invece del cuoio usò cartone pressato, che a contatto con la neve, col fango, con l'acqua si sfondarono ed i poveri soldati dovettero proteggere i propri piedi con vari mezzi e sistemi.
In una delle contrade di Isernia viveva Cosmo; giovanissimo aiutava il padre in campagna ed aveva, da poco tempo una fidanzata con la quale avevano immaginato tanti progetti: una casa propria, un pezzo di terra da lavorare e che potesse renderli autonomi, tanti figli, tutto ciò che pensano e programmano i giovani quando sono innamorati. Una mattina, di buonora, bussò alla porta un carabiniere, la mamma di Cosmo aprì e chiese cosa volesse ed il militare chiese: «Abita qua Gentile Cosmo?», «Certo!» rispose la donna «è mio figlio, ma è successo qualcosa di grave, ha commesso qualche reato?», «No...no, state tranquilla, deve fare ancora il servizio militare ed è stato precettato per andare a Napoli, a Pozzuoli, presso il centro di addestramento “avieri”». Questa notizia, la madre di Cosmo, non se l'aspettava e nemmeno lontanamente pensava alla guerra; purtroppo, tutti i progetti dovevano essere rimandati e la mattina del giorno stabilito dall'avviso, Cosmo si presentò alla stazione, insieme ai suoi ed alla sua fidanzata.
Quando la locomotiva a vapore arrivò da Campobasso, fece una brusca frenata ed una nuvola di vapore e di fumo si alzò in aria investendo anche i passeggeri e per un attimo Cosmo non vide più il suo amore, ma subito la tirò a sé e rimasero così abbracciati, senza parlare, fino a quando il capostazione non diede l'ordine al macchinista di ripartire. I vagoni erano pieni di ragazzi chiamati in servizio militare, Cosmo salì di corsa, dopo aver dato l'ultimo bacio alla sua bella, dicendo: «Aspettami, io ritornerò!» e dal finestrino cercò di dire ancora qualcosa, ma tutti quei ragazzi cantavano a squarciagola:
«Ciao, mia bella ciao,
che l'armata se ne va
e se non partissi anch'io
sarebbe una viltà!...»
L'ultimo vagone del treno girò la curva per passare sul ponte di S. Spirito e sparì agli occhi di tutti, lasciando dietro una scia di fumo ed un odore di carboni bruciati. I nostri giovani furono addestrati sommariamente e, subito, mandati al fronte. Cosmo fu mandato in Sicilia dove era una base aerea, che doveva controllare il canale di Sicilia dal passaggio delle navi inglesi. Certo il gesto di Mussolini fu molto azzardato, non aveva né soldati adeguatamente addestrati, né mezzi adatti ad affrontare una guerra, che si mostrò lunga e terribile, altro che guerra “lampo”, come si era pensato.
La cosa più grave fu che i soldati italiani si mostrarono valorosi, ma erano i capi, i generali che non conoscevano nemmeno l'ABC delle strategie belliche, mettendo a repentaglio la vita di tanti eroici ragazzi e creando grosse difficoltà allo stesso alleato tedesco Hitler, che dovette spostare truppe e generali dal fronte russo per mandarle in aiuto degli italiani, che combattevano nei Balcani ed in Africa settentrionale.
In Africa mandò uno dei suoi migliori generali: Erwin Rommel, a capo dell'Afrikakorps, generale che, successivamente, fu definito dagli alleati “ Volpe del deserto” per la sua maestria. Furono gli italiani a sconvolgere i piani di Hitler, perché, occupata la Libia, pretesero di occupare anche l'Egitto con la reazione dell'Inghilterra e fu necessario, quindi, l'intervento dell'Afrikakorps per aiutare gli italiani.
Sono andato a leggere il diario di Rommel: “17 febbraio 1941. Abbiamo, i comandanti italiani ed io, una magnifica reciproca comprensione. Non potevo augurarmi una migliore collaborazione”. “2 marzo 1941. Ieri ho passato in rassegna le truppe italiane di fresco giunte dalla Patria. Gli italiani, qui in Africa, sono degli ottimi camerati e dei bravi e valorosi soldati. Se avessero i nostri mezzi e la nostra disciplina, potrebbero gareggiare con le nostre migliori truppe e rilevanti sono le loro doti di coraggio. Purtroppo, l'antiaerea è costituita da vecchissimi Skoda da 75mm., ancora della guerra 1914-18; ho visto perfino mortai di bronzo antiquati, già dell'esercito austro-ungarico … Gli aerei, poi, sono logorati e non vengono ricambiati. I piloti fanno miracoli, gli apparecchi da ricognizione sono vecchi Caproni, inermi e lenti, micidiali per chi vola: l'unica cosa viva è il valore ed il coraggio dei piloti: un nostro aviatore rifiuterebbe di decollare con quegli apparecchi che qui chiamano ed a ragione “Totebahren” (casse da morto).
Pensate, queste parole sono state scritte da uno dei più valorosi combattenti ed è quanto dire! I nostri poveri soldati erano sistemati proprio male ed il Duce ed i generali pretendevano da loro miracoli che nemmeno i santi potevano fare. Ebbene, i tedeschi capirono che era fondamentale occupare l'isola di Malta, isola strategica per l'arrivo dei rifornimenti, armi e vettovaglie ed anche gli alleati con l'Inghilterra in testa, volevano occupare la stessa isola per l'atterraggio degli aerei e per i rifornimenti: l'isola era molto vicina all'Africa e per gli aerei era uno scherzo arrivarci e consumare anche meno carburante. Le postazioni aeree siciliane dovevano, dunque, vigilare sulle navi italiane, che trasportavano rifornimenti, e sulla flotta inglese che passava dallo stretto di Gibilterra per approdare a Malta.




Su uno di quegli aerei antiquati, così come li aveva definiti lo stesso Rommel, su una di quelle “casse da morto”, operava Cosmo, come artigliere di coda. Infatti, su ogni aereo c'era oltre al pilota, l'aviere addetto alla mitragliatrice e che doveva controllare gli attacchi di coda da parte di aerei nemici. Fu, nel mediterraneo occidentale, guerra soprattutto di sommergibili e di navi portaerei, e l'Italia ebbe ottimi risultati grazie soprattutto al reparto “X Flottiglia Mas” della Regia Marina. Quanti morti e quanti sommergibili e navi sono seppellite, ancora oggi, nelle profondità del mediterraneo occidentale, molte unità britanniche furono distrutte dall'aviazione tedesca e fu deciso, ad un certo punto del conflitto, dalle autorità inglesi di stare fermi per qualche tempo, di rinvigorire il parco navale e gli armamenti.
Con l'operazione “Substance”, che durò dal 21 al 25 luglio, però, un convoglio inglese forzò la difesa e raggiunse Malta da Gibilterra e fu intercettato solo da un gruppo di velivoli italiani, che riuscirono ad affondare un cacciatorpediniere, ma, nello stesso tempo alcuni di questi velivoli furono colpiti ed in uno di questi c'era il nostro compaesano Cosmo, che, d'allora, riposa con il pilota ed il suo aereo in fondo a quel mare. Non riuscì a mantenere la promessa fatta a quella che doveva essere la sua futura sposa: «Ritornerò!». Il Comando Maggiore della Guerra ed il Ministero della Difesa, non dimenticarono, però, questo nostro cittadino, così come lo abbiamo dimenticato noi tutti. Fu decorato con Medaglia D'Argento e di lui fu scritto:
“Andò in contro alla morte
col sorriso sprezzante
della giovinezza eroica
e cadde come l'aquila cade
con l'ali tese e l'occhio volto all'azzurro.
Dio misericordioso
accogli nella pace serena della eternità
l'anima sua benedetta e pura.
Placa il dolore senza fine dei suoi,
che solo è pari all'orgoglio
d'averlo donato alla Patria”
Il 25 di luglio del 1941, un nostro eroico cittadino ha donato la sua vita alla nostra Patria, così come tanti, ma alcuni hanno avuto, dalla propria città nativa, alti riconoscimenti, ad altri sono state dedicate strade, ad altri monumenti, ma a Cosmo, figlio di popolani, nato in silenzio, senza sfarzi, senza rumori, doveva essergli riservata una morte... anonima. Purtroppo, come è strana la vita!


foto prese online

autore: Antonio Tufano


Info: Non Disponibile




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