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Il fantasma di Iadopi


Questa è una brutta storia, una di quelle che anche riassumendola in breve fa accapponare la pelle.

Il fantasma di Iadopi

Questa è una brutta storia, una di quelle che anche riassumendola in breve fa accapponare la pelle.
Una storia di cui non si è parlato mai abbastanza, forse perché si è preferito nascondere la spazzatura sotto il tappeto.
Di ciò che avvenne ad Isernia nè parlarono a lungo i giornali di tutta Europa. La cruenza e cattiveria del comportamento della popolazione durante la Reazione del 1860 era inesplicabile.
I contadini, spinti e pagati da buona parte dei notabili locali e dal vescovo, presero al volo l'occasione per regolare vecchi conti, facendolo in modo barbaro. Non da meno, anche i sostenitori dei Savoia e di Garibaldi, si comportarono degnamente e praticamente resero pan per focaccia.
Alla fine degli atroci scontri, durati una ventina di giorni, si contarono oltre mille morti.
Stefano Iadopi, deputato e già sindaco, certamente non era amato. Inviso a tutti si trovava fuori città quando iniziò quella strana guerra civile cittadina. Ecco allora che per il padre pagò il figlio nemmeno ventenne.
Catturato insieme ad alcuni amici del potente genitore, venne brutalmene torturato, gli fu cavato un occhio e, morente, fu messo in prigione.
Il giorno dopo, dietro forti intercessioni venne consentita la sua liberazione ma, per non consegnarlo alla madre in quelle condizioni, si cercò inutilmente di ricoverarlo presso qualche amico.
Tutti si tirarono indietro, perfino il nonno, oppositore politico del padre. Si decise quindi di portarlo al suo palazzo, in quella che ora è Piazza Carducci, dove il giovane morì tra le braccia dei suoi cari, non senza aver maledetto i suoi carnefici e promesso di vegliare eternamente sulla famiglia e quella casa.
Gli scontri, con omicidi e distruzioni di case e casini continuarono ancora ed i filo borbonici, dopo aver decapitato molti garibaldini ed essere definitivamente sconfitti, fecero in tempo ad incendiare Palazzo Iadopi.
Il tempo tutto cancella ma, evidentemente, non l'anima del giovane Iadopi, il cui fantasma di tanto in tanto compare a qualcuno intento a lavorare nella sua proprietà ed ammonirlo di lasciare in pace quelle mura.
Sembra, viste le condizioni dello stabile, che la sua richiesta sia esaudita.
Ad Isernia per questi fatti abbiamo fatto ''come alla jatta, prima caca puó abbela''.
Questa è la storia del fantasma di Iadopi. Questa è una brutta storia.

autore: Tonino Ferrara


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