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Il gatto


Una frenata brusca, ma, nonostante l’ABS, la nuova Captur della renault scivolò sull’asfalto ghiacciato ancora per alcuni metri. Il motore rimase acceso e Giorgio ingranò la prima marcia chiedendosi: “Passo o non passo?”

Era la prima volta che all’uomo capitava una cosa simile! Quel gatto aveva percorso mezza corsia e si era fermato al centro della strada e guardava diritto negli occhi di Giorgio, quasi a sfidarlo. “Passo o non passo?” Quante volte era passato dopo che un gatto nero gli aveva attraversato la strada, non era superstizioso, ma ora era diverso, questo era sì un gatto nero, ma si era fermato in mezzo alla strada e bisognava farlo spostare; forse, se fosse avanzato, il gatto si sarebbe spostato, ma qualcosa di inspiegabile lo tratteneva, mentre dietro la Captur si stava ammassando una fila notevole di auto.

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La maggior parte degli autisti presenti suonava il clacson, alcuni, invece, scesero e si avvicinarono a Giorgio per chiedergli i motivi di quello stop. E Giorgio: “Vedete quel gatto, non si muove, ho paura di arrotarlo!” Uno di questi si mise a ridere dicendo: “Dica la verità, non passa perché quello è un gatto nero, vero? Guardi come si fa!” Dette queste parole si avvio verso l’animale per scacciarlo, ma questo si alzò in piedi, inarcò il dorso, come per scagliarglisi contro, “ingrifò” il pelo e sembrò saettare fiamme dagli occhi. Il coraggioso si tirò indietro e nessun altro ci provò.
Intanto la fila d’auto cresceva di minuto in minuto. Finalmente, si sentì una sirena della Polizia e il gatto, quasi come per un segnale, si alzò, si stiracchiò, sembrò guardare con commiserazione gli automobilisti, e, piano piano, attraversò la strada e sparì dentro una siepe che fiancheggiava la strada. Giorgio ripartì, così come tutti, qualcuno, più nervoso lo sorpassò scuotendo la testa in segno di commiserazione. Per tutto il percorso che lo portava a casa, Giorgio non fece altro che pensare al gatto e, quando giunse a casa, decise di scoprire qualcosa di più sui gatti, ma, soprattutto, su quelli neri e del perché fossero considerati come porta sfortuna.
Prese il volume con la G, tra i tanti, di una vecchia enciclopedia e trovò il nome Gatto. Rimase sconvolto, sul gatto erano riempite cinque pagine con una scrittura minuta, che richiedeva necessariamente l’uso degli occhiali! Lesse poche righe, poi pensò bene di aprire il computer e di informarsi su Internet, sicuramente avrebbe trovato informazioni più immediate, più brevi e così fu. Di nessun animale c’era una descrizione così vasta e circostanziata; la notizia che maggiormente lo colpì fu che il gatto comparve sulla terra quasi contemporaneamente all’uomo, ancora prima del cane e gli furono riconosciuti poteri straordinari in quasi tutti i territori del mondo. Chi va in Egitto, troverà la presenza del gatto in testimonianze del presente e del passato, il gatto era considerato una divinità.
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Ed è in Egitto che troviamo il primo nome attribuito al gatto: “Myeou” nome chiaramente onomatopeico. Quante notizie apprese, come quella che in Medio Oriente, e precisamente in un documento armeno, risalente al V secolo, compare per la prima volta il termine “cattus”.
L’attenzione di Giorgio si soffermò, però, su questa notizia: Il Medioevo fu un periodo oscuro per i gatti, ci fu uno sterminio, soprattutto di quelli neri. I gatti neri erano considerati malefici e emissari del diavolo, e in essi si trasformavano le streghe, tanto che Papa Gregorio IX, nella sua bolla papale del 1233, dichiarò i gatti neri stirpe di Satana! Giorgio rimase turbato da questa notizia, possibile che un Papa, detentore della verità e della infallibilità, ispirato direttamente da Dio, avesse potuto emanare una simile bolla? Allora tutti quelli che, ancora oggi, temono il gatto nero hanno ragione da vendere? Eppure aveva appreso che i gatti portano fortuna, che prevedono i disastri naturali, come i terremoti, neve, grandinate, bufere. “Boh, chissà!” esclamò e andò a dormire, era ormai sera tarda, ma il sonno fu particolarmente agitato.Verso le due di notte, sentì un miagolio insistente, pensò che il pensiero del gatto lo tormentasse anche con il suono, coprì con le due mani le orecchie, ma il miagolio era incessante e ora percepiva anche il rumore dei graffi sulla porta, ma cosa succedeva? Egli non aveva gatti in casa. Si alzò e andò verso il miagolio, questo proveniva dall’ingresso del suo appartamento. Aprì, allora, la porta e vide un gatto nero accovacciato sullo zerbino; Giorgio, quando lo vide, ebbe paura, ma questo era calmo e docile, tanto che l’uomo, dopo essersi ripreso, si abbassò per fargli una carezza e questo rispose con un miagolio di soddisfazione.

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Giorgio rientrò, poi, in casa chiudendo fuori il gatto, maledicendo quel condomino che aveva lasciato il portone del palazzo aperto, ma il gatto ritornò a lamentarsi con un miagolio continuo e snervante. L’uomo riaprì la porta e il gatto, con un guizzo entrò in casa e scappò in camera da letto come se conoscesse già l’abitazione e Giorgio lo trovò bello accomodato sul tappetino ai piedi del letto. Lo lasciò, forse così avrebbe finalmente dormito, ma questo successe solo per pochi minuti, poi il gatto incominciò a fare il matto, saltava sul letto e poiuverso la porta d’ingresso, poi ritornava e risaltava e riscappava verso l’uscita. Giorgio pensò che forse il gatto volesse uscire; allora aprì la porta e lo lasciò libero, ma il gatto faceva movimenti strani come volesse fargli capire di seguirlo. L’uomo, prese una vestaglia che era là su di una sedia, a portata di mano, prese le chiavi di casa, chiuse e corse dietro al gatto, che, correndo, ogni tanto si fermava per vedere se l’uomo lo seguisse.
Era ormai lontano una cinquantina di metri dal suo palazzo, e, seguendo il gatto, era arrivato in un giardino prospiciente l’abitazione, quando sentì un vento caldo sollevarsi da sotto terra e la superfice del giardino ballare sotto i suoi piedi. Capì subito: era il terremoto! Guardò verso casa e vide l’enorme palazzo di dodici piani venire giù, collassarsi come se qualcuno lo avesse minato alle fondamenta. Si alzò una nuvola bianca che coprì tutto, sentì grida disumane, pianti e lamenti…lui era là, frastornato, scioccato, ma salvo e il gatto… non c’era più!


Foto preso online articolo/racconto di Antonio Tufano

autore: Antonio Tufano


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